Il procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, ha scatenato una bufera politica con dichiarazioni controverse sul referendum sulla riforma della Giustizia. Le sue affermazioni hanno provocato condanne unanimi dal governo e hanno portato il Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) a proporre l'apertura di un procedimento disciplinare nei suoi confronti.
Gratteri ha categorizzato gli elettori del referendum in base alla loro presunta appartenenza e posizione morale. Secondo quanto emerso, il magistrato avrebbe associato il voto favorevole alla riforma a determinate categorie di persone, suscitando immediate reazioni da parte delle istituzioni.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha condannato le parole di Gratteri, suggerendo l'introduzione di test psico-attitudinali per i magistrati alla fine della loro carriera. Anche il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini e il vice premier Antonio Tajani hanno criticato duramente le affermazioni del procuratore. Salvini ha annunciato che voterà 'SÌ' al referendum, mentre Tajani ha definito le parole di Gratteri un attacco alla libertà. Il consigliere laico del Csm, Enrico Aimi, ha ufficializzato la proposta di aprire un caso disciplinare contro il magistrato napoletano.
La difesa della riforma
Nordio ha illustrato gli obiettivi della riforma in un'intervista a Bruno Vespa nel programma 'Cinque Minuti'. Il ministro ha spiegato che l'Alta Corte disciplinare prevista dalla riforma «serve a eliminare quella giustizia domestica che c'è dentro alla sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, per cui se un magistrato sbaglia non paga mai, ma se mai viene promosso».
Il ministro ha citato un caso storico per sostenere la necessità della riforma. «Pensiamo al caso Tortora - ha aggiunto - c'è stato uno dei più clamorosi errori giudiziari, quei magistrati sono stati promossi, uno addirittura è andato al Consiglio Superiore della Magistratura, perché? Perché erano protetti all'interno del Csm proprio da questo sistema di correnti». Secondo Nordio, la riforma mira a introdurre maggiore responsabilità per gli errori dei magistrati, superando l'attuale sistema in cui prevale la protezione interna.
Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).











